Jacopo Fanfani
Associazione
Memorial e Premio JFA
Le azioni
Sala Stampa
| Dialoghi animisti 5 - Chi ha talento non ha nemici |
|
|
|
| Leggi le storie |
| Scritto da Administrator |
| Martedì 26 Giugno 2012 11:03 |
|
Una breve premessa a questa riflessione sulla libertà e il talento per rispondere a chi ci ha chiesto spiegazioni sulle ragioni del Premio Jacopo Fanfani per il talento e il nostro intento progettuale per i giovani.
Non sono appassionata di dietrologie, di oscurità, di poteri occulti e anche se dovessero esistere magie ed esoterismi preferisco la limpidezza dell’intelletto e la lucidità delle emozioni. Ciò detto, credo che chi voglia vivere in modo consapevole e profondo debba conoscere i meccanismi con cui chi esercita il controllo politico e sociale agisce sui nostri profili umani e identitari per gestirci e non lasciarci gestire. Negli anni Settanta Pierpaolo Pasolini denunciava l’omologazione culturale, ne fece un manifesto di lotta e come un profeta annunciò il rischio dell’annullamento della facoltà percettiva individuale a favore di una percezione collettiva controllata, che sarebbe stato il nuovo volto del regime post fascismo e comunismo. Questo credo sia avvenuto. Al di là delle nuove forme di protesta, siamo “omologati” e difficilmente riusciamo ad avere idee autonome, nostre, frutto non solo delle nostre conoscenze, frutto del nostro personale talento e qualità. In questo senso il talento è considerato uno slancio pericoloso della creatività libera, tanto fertile quanto difficilmente riconducibile alle non –ragioni dei poteri. Ma se il talento non è autonomo e libero non è talento, ma solo abilità. Il talento è invece l’espressione massima di libertà perchè dipende solo dall’animo e dialoga con l’animo. Il talento è in genere rilevato e percepito, ma anche se inespresso tale resta e si colloca non nel tempo ma nell’eternità. Tutti ne possediamo e tutti lo esercitiamo. Salvo che ogni forma di potere e gruppo politico cercano di imbrigliare il talento individuale, di piegarlo ai propri fini, utilizzarlo, più spesso soffocarlo a vantaggio del proprio primato. Il talento è dunque di per sè lotta, rivoluzione, indipendenza, o meglio libertà. Ciò non significa che chi ha talento non sia capace di dialogare, connettersi e anche più raramente esercitare un potere di persuasione e consenso. Il talento ammalia, rapisce, estranea e segna, il talento è la forma più alta di dialogo sensoriale ed animista. E non appartiene solo ai dotati di intelletto, è presente in abbondanza anche nei poveri di spirito. Perchè il talento non è il successo, ma è la capacità di avere un’idea, di esprimere la bellezza, di avere una intuizione, di rappresentare il sublime, cioè è una stilla di Creato. Il talento deve essere considerato l' opposto dell’abilità. L’abilità si adagia e si conforma puntando al merito e al riconoscimento, il talento vive di energia propria, di luce propria e non ha bisogno di conferimenti per realizzarsi. Il talento viaggia nell’anima e parla alle anime spalancando comprensioni che vanno al di là degli stessi sensi e della stessa mente umana. Il talento è nel bambino come nel vecchio, nel deficiente come nel saggio, perchè è quella scintilla di genio che nelle persone di buona volontà diventa esercizio, ricerca e missione. Il talento non produce denaro, ma idee, scoperte, nuove dimensioni. E queste possono dar luogo a ricchezze e profitti. E’, in buona sostanza, l’amore per la scienza, per la fisica, per la biologia, e anche per quel mondo delle idee che appartengono alla filosofia e alla teologia. Il potere ha un modo feroce per combattere i talenti. Li isola e li ammanta di vuoto. Silenzio e isolamento conducono alla follia. Il potere cerca sempre di trasformare un talentuoso in un irregolare, perchè così lo depotenzia e può contenerlo fino a opprimerlo con la psicologia e la psichiatria, oppure lo destina a una deriva di eccentrismo e anormalità. Non prima però di averlo svuotato e spesso derubato di idee e valori, che tuttavia non produrranno nulla se non che brutte copie di intuizioni geniali. Il talento non è esportabile, è come il dna, anzi è il dna identitario della chimica dell’animo e delle sue facoltà espressive. Raramente il potere riconosce e assume il talento come valore e merito, quando ciò accade si realizzano periodi fertili di idee e creatività, e anche di democrazia e dignità. Sicuramente di profitti, ma ciò coincide con un profilo dei potenti secondario a quello degli illuminati, cioè essi si distinguono come mecenati, signori, investitori, filantropi e non nutrono forti ambizioni da dittatori. Spingere le società verso l'affermazione del talento significa credere nella democrazia e impegnarsi per la qualità umana, al contrario combattere i regimi e l'assolutismo. Chi ha talento e vuole coltivare il talento deve liberarsi dal senso del profitto e dalle mete sociali riconosciute. Chi vive del proprio talento deve imparare a nutrire se stesso e gli altri della bellezze della sua espressività, una materia che soddisfa più del cibo e arricchisce più del denaro. Chi ha talento deve puntare a traguardi e risultati non nel tempo limitato o nell’ambito ristretto del suo vivere. Chi coltiva il talento vive nell’eternità ed è anima per sempre. Chi ha talento è sempre felice, chi ha talento sempre sorride alle avversità, chi ha talento è mite e non conosce inganni e furbizie, chi ha talento non ha nemici perchè essi non possono arrivarlo. Vivere di talento è vivere lasciando scorrere nelle vene l’energia dell’universo. |
New Tal
Giovani & Talento
Servizi
_________________________
_________________________

Il video della settimana
La scoperta dei velocissimi neutrini







