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L'isolamento coincide con la pazzia. Anzi, l'isolamento è pazzia. Non a caso è la forma usata da tutti i regimi e dai malvagi per colpire la persona nel modo più sofferente. I romani avevano indentificato una pena che era superiore persino alla pena di morte: la dannatio memoriae, la cancellazione presso gli altri della presenza anche solo del tuo spirito. Per questo faccio il premio per Jacopo, mio figlio, perchè questo sistema italiano ha deciso non solo che non dovesse più vivere, lo hanno voluto seppellito proibendo una omelia di conforto, le ultime parole che con la grazia di chi serve Dio dovrebbero essere pronunciate mentre "l'anima vagula blandula" si appresta a compiere il suo ultimo viaggio, e anche i canti che in genere sorreggono quell'alito di vita che entra nell'altro mondo. Il potere, cosa può fare!
Io ho provato questo senso di "dannazione" perchè sono stata oggetto di una estorsione più o meno esplicita operata da un gruppo, poi arrestato, che ha cercato di creare intorno a me un vuoto di affetti e considerazione con l'obbligo, la calunnia, la diffamazione, il sospetto. Non ci sono riusciti, perchè io ho tanta vita quanta missione e dentro questa missione ricreo con grande sforzo piccoli momenti di intensa comunicazione. L'isolamento non è solo l'essere condannati al rifiuto, all'abbandono, al silenzio. E' lo spazio tra il sentire e il vuoto. Essere spinti in questo tratto coincide con la perdita della facoltà mentale, per questo è una pena superiore alla pena di morte. Nella morte l'anima torna a respirare, nella dannazione della memoria l'individuo è crocifisso pienamente. I romani di fatti la intuirono ma non la applicarono mai. Nella loro cultura così ricca e vasta fu impossibile attuare un tale orrore disumano. Il nostro potere la insegue come forma di cancellazione di ciò che rimanda il senso delle proprie gravi responsabilità anche nella storia di un giovane, non Jacopo perchè Jacopo, dei tanti nostri figli cancellati da vivi o con la morte. Ieri ho ascoltato un'altra storia, l'ennesima, di un giovane spento in un falso incidente. Ma la gente comincia a parlare, così ho terminato il mio caffè in quel bar dove veniva narrata questa eliminazione e ho fatto un piccolo sorriso di gratitudine a tutte quelle persone che stanno combattendo questa operazione di regime. L'isolamento coincide con l'aberrazione, dicevo. Solo Gesù ci ha dimostrato che giunti in quel punto dove tutto è perso, dove anche la migliore bontà incontra il più terribile dei tradimenti, dove sia chi ama e sia chi odia coincidono fino ad annullarsi l'un l'altro, fino a creare quel silenzio che strappa via l'anima dalla mente, fino a gettare l'essere umano in un nero senza speranza anche per dopo, la dannatio memoriae appunto, ci si può fermare restando sul quel punto dove non ci sono nè dolore, nè angoscia, ma ... solo rimpianto. Rimpianto per la vita che se ne va, per gli amici che hai perso, per chi ti amava e chi non ti amava, per l'ultimo disperato sguardo straziato di desiderio, per la madre che china gli occhi e ti affida al cielo, la madre che sa, che vuole sapere e oltre tutto e tutti e che è con te, sempre, in ogni momento, più della sua stessa vita perchè la tua vita dal momento che sei nato coincide con i battiti del suo cuore. E in quel silenzio, invece di scendere nel nulla, ti accorgi della bellezza del Creato, di come oltre il vociare indefinito della gente che urla, che rinfaccia, che litiga, che accusa, che anche subdolamente ti strazia di indifferenza, che parla malamente, che inganna, che finge, che fa discorsi impropri, che discute tra essa stessa, ci sono tante altre voci, anche delle stesse persone che ho citato, perchè parlano le loro anime un linguaggio così diverso dalle loro parole strumentalizzate. E questi sussurri sono come il vento che ti fa giungere quella frase che ha citato Antonella Sambucci, l’insegnante di Velletri che al Premio ha presentato il suo laboratorio sulla poesia per i ragazzi dell' Istituto tecnico "Antonio Cederna", dicendo che il metodo che ha usato lo ha rilevato da Dante che nel 24° canto del Purgatorio rispondendo a Bonagiunta degli Orbicciani dice: "“Io sono uno che quando Amore m’ispira, noto, e a quel modo che ditta dentro vo’ significando”. L’amore di Dio ci riempe di ogni vuoto e di ogni silenzio e ci fa ascoltare soltanto le parole degli angeli.
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